Padre Werenfried van Straaten: 15 anni fa ci lasciava il fondatore di "Aiuto alla Chiesa che Soffre"

No, non si chiama “Padre Lardo” per via della sua figura ...abbondante. Questo soprannome, Padre Werenfried van Straaten, il fondatore di “Aiuto alla Chiesa che Soffre” se lo é guadagnato sul campo, negli anni immediatamente successivi al secondo conflitto mondiale. Un periodo che lo ha, da subito, profondamente interrogato.Leggi


Quali tracce quei sei anni di odio e violenza hanno lasciato nell’animo degli uomini? E’ possibile ricominciare a vivere, a credere, ad amare di nuovo o Dio è davvero morto nei campi di concentramento di Auschwitz, a Nagasaki e Hiroshima, insieme ai 60 milioni di persone spazzate via? Questi sono i pensieri che affollavano la mente e l’anima del giovane Werenfried, da poco divenuto sacerdote dell’ordine dei Premonstratensi, in Belgio. E mentre altri provvedono a ricostruire le città ridotte in macerie, Werendfried cerca di estirpare le tracce di odio radicate nelle persone. “Riconciliare” diventa la sua parola d’ordine. Riconciliare i vinti con i vincitori, gli aguzzini con le vittimi, gli uomini con gli uomini. Cominciò così: fissando il suo sguardo azzurro nel viso delle persone, chiedendo loro di ripartire dal Vangelo, dal suo comandamento più difficile: da quell’”ama il prossimo tuo come te stesso”, senza se e senza ma. Anche se si trattava di chi fino a ieri ti sparava addosso. Werenfried gira per i Paesi devastati dalla guerra, acceso dalla vocazione di riportare l’amore proprio lì dove la sua assenza ha provocato le ferite più laceranti. Dotato di un’oratoria notevole, alla fine delle sue omelie accadono autentici miracoli. Soldi ce ne sono pochi, in quegli anni. E da lì la raccomandazione di andare a casa e tagliare un pezzetto della propria provvista di lardo (l’unica ricchezza in quelle povere case) da donare a chi aveva ancora di meno. Nasce da qui, quel suo appellativo che lo accompagnerà per tutta la vita.

Così come lo accompagnerà per tutta la sua lunga esistenza, l’assillo di essere presente in tutte quelle realtà dove “Dio piange”, come soleva dire, dove cioè l’uomo viene umiliato, discriminato, perseguitato a causa della sua fede, senza mai scordarsi di intercedere e pregare anche per chi questa fede la tradisce, la umilia, la perseguita. Espresso nel linguaggio di quell’epoca, Werenfried sogna “legioni di anime umili che dirigono la loro preghiera verso i dittatori violenti e i falsi profeti che vogliono distruggere il Regno di Dio”. E’ con questo spirito che nel 1948, esattamente 70 anni fa fonda “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, che vorrebbe far diventare “un movimento popolare, pastoralmente orientato sotto la guida di sacerdoti, diaconi celibi e sposati e sostenuti da laici impegnati.” Una sorta di baluardo spirituale contro l’ateismo che andava espandendosi oltre la Cortina di Ferro. E infatti, costante e concreta è stata la vicinanza di “Aiuto alla Chiesa che Soffre” ai cristiani dei Paesi dell’Est durante il periodo delle dittature comuniste per contrastare la “sfida atea” e grandissimo, il sostengo offerto alle Chiese, al momento della caduta dei regimi comunisti.

Werenfried van Straaten, muore nel 2003, il 31 gennaio, pochi giorni dopo aver compiuto 90 anni. Una vita lunga che gli ha permesso di essere testimone di tanti cambiamenti politici e sociali, a cui ha sempre tentato di dare una risposta tempestiva. Oggi la sua opera conta 26 uffici nazionali in altrettanti Paesi e le urgenze che Padre Lardo vedeva principalmente nell’Europa dell’Est si sono oggi diffuse interessando Paesi quali la Siria, l’Iraq, la Nigeria, l’Indonesia. Ovunque insomma dove vivono quei 200 milioni di cristiani per i quali oggi indossare una croce può essere fonte di discriminazione o andare a messa, una condanna a morte.  (C. Zaugg, Giornale del Popolo, 31 gennaio 2018)

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